Insistere nel non voler mostrare ciò che deve essere pubblico, è più che valida ipotesi di una volontà di nascondere a favore di qualcuno e a danno di altri. Perciò è il caso di mostrare, sottolineare e tornare a denunciare che gli uffici tecnici del Comune di Quarrata sono in odor di favorire alcuni privilegiati e di danneggiare altri meno fortunati o graditi. Se fossero state svolte delle vere indagini, si sarebbero potute evitare spese inutili, ingolfamento della giustizia e figure – come direbbe il Manzoni – non punto belle…
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NON SEMBRA ALLA PROCURA COSA STRANA
ASCOLTAR SEMPRE E SOLO UNA CAMPANA?
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DI RECENTE la Cassazione, Sezione VI penale, con sentenza del 3 febbraio 2021, riafferma un principio consolidato in giurisprudenza, secondo il quale l’esercizio del potere discrezionale che “trasmodi in una vera e propria disfunzione funzionale dei fini pubblici, cosiddetto sviamento di potere, laddove risultino perseguiti nel completo svolgimento delle funzioni e del servizio interessi oggettivamente difformi e collidenti con quelli per i quali il potere discrezionale è stato attribuito”, ricade nella previsione di cui all’art. 323 c.p. (abuso d’ufficio).
Spieghiamoci meglio, rapportando il caso specifico al comportamento del geometra ingegner Iuri Gelli, Zar di Quarrata, che è diventato anche padrone della mia vita perché decide, lui, insieme all’architettA Caterina Biagiotti, cosa farmi vedere e cosa impedirmi di vedere al fine di ridurmi al silenzio violentando la mia libertà personale di cittadino.
Come tutti sanno, sto per andare a giudizio grazie alle provvide non-indagini del signor Claudio Curreli su una massa di schifezze livide che saranno discusse in aula.
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Apro una parentesi: ma un cittadino che chiede i propri diritti, deve necessariamente finire accusato e rinviato a giudizio perché la procura non svolge indagini e se le svolge le fa parziali; e se le fa parziali, le affida a polizie giudiziarie con ogni probabilità incompatibili, perché da sempre in odor d’amicizia con i cosiddetti cittadini offesi? Non è una domanda per Bergoglio e per Gesù, questa: è rivolta ai magistrati; alla procura generale di Firenze; a quella di Genova (che dovrebbe vigilare su Pistoia); al Csm e all’avvocato David Ermini; al non-presidente della repubblica Mattarella, primo magistrato assolutamente bendisposto al mutismo (e non rompetemi i corbelli: pensate solo a quante, di lui, ne ha dette Crozza senza alcuna conseguenza, mentre il sindaco di Montale, Betti, si offende per un baccalà o la fu-sindaca di Quarrata, SS Gori, per essere stata definita (come del resto fu) sindaca inutile.
Allora: io sto per andare a processo, accusato di tutto e di più da un certo ragionier non-dottor Romolo Perrozzi (& Circolo Pickwick di altri 15 “qualunqui” raccattati per via…), e mi viene in mente che, per difendermi, ho assolutamente il diritto di accedere ai documenti di costui, e di controllare le carte del mio accusatore per organizzare la mia personale difesa.
Il diritto me lo concedono, senza limitazioni, una legge precisa, la 241 del 1990 sull’accesso ai documenti, e le norme dell’accesso generalizzato (art. 5, comma 2 e ss. del D. Lgs. n. 33/2013, Foia).
La Legge 241, all’art. 24, comma 7, è di una chiarezza inflessibile: Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.
Domanda ai magistrati: è o non è un interesse giuridico il mio diritto di imputato (afflittivamente perseguitato, sottolineo) di potermi di fendere sia dal Perrozzi che dal signor Claudio Curreli che dà l’impressione di volerlo comunque sostenere a ogni costo?
E a tal proposito mi chiedo (posso o è un disegno criminoso anche questo?): il signor Claudio Curreli conosceva o no, fin dall’inizio, il Perrozzi, famoso consulente del tribunale di Pistoia?
E, in caso affermativo: il signor Claudio Curreli poteva essere destinato a mettere su un vero e proprio “castello di improbabili accuse” contro chi ha solo e sempre chiesto il proprio, e che spera, in aula, di dimostrare che ha perfettamente ragione su tutta la linea, carte alla mano?
Tutto questo (l’interesse alla difesa del richiedente e l’art. 24 comma 7 della legge 241), non assoggettabile ad alcun potere discrezionale da parte del dirigente (Deve comunque essere garantito…), il Gelli e la Biagiotti se lo sono presi e se lo sono messi sottogamba come se niente fosse e, con un sacco di parole che puzzano solo di fuffa da depistaggio, si sottraggono a un preciso, ineludibile dovere di dare a Cesare quel che è di Cesare.
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Il medioevo è finito con la rivoluzione francese. Non so quale sia lo stipendio della Biagiotti – né se la Biagiotti sia assoggettata al suo capo tanto da non osar negargli la firma di sostegno sulla risposta a me trasmessa, che è una vera e propria vergogna istituzionale e uno sconcio amministrativo –: ma, da quello che mi sembra di aver letto da qualche parte sul sito del Comune di Quarrata, il geometra ingegnere, Zar di tutte le terre, e per giunta fàttosi “padrone della mia vita”, dovrebbe prendere circa 70 mila euro all’anno: solo che da un dirigente “di sangue blu” (peraltro col bollino Chiquita appicicàtogli dal Marco Okkióne Mazzanti), che riscuote una cifra così (più di 10 milioni al mese delle vecchie lire), sarebbe il caso di pretendere che sapesse leggere le mappe, i regolamenti comunali, le norme e le leggi, dal momento che offre continuamente dei saggi di sé che non superano le capacità culturali di chi sa solo giocare a burraco e leggere romanzi di avventure di Salgari.
Mi sembra di avere spiegato le cose in maniera chiara, ma riepilogo brevemente:
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se il dirigente dell’area 3 si sottrae a un preciso dovere
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se, ciò facendo, svia il proprio potere che nel caso dell’art. 24, comma 7, legge 241/90, nega qualsiasi interpretazione discrezionale
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non sarà il caso, per i signori Claudio Curreli, Tommaso Coletta & C. – loro o chi per loro – di considerare un’eventuale ipotesi di abuso d’ufficio ex art. 323 del codice penale?
Ah… dimenticavo, scusate! Quarrata di Marco Okkióne Mazzanti è una repubblica a parte:
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dove i condoni si danno su false dichiarazioni e senza i documenti di rito (ci sono le prove)
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dove sembra che gli assessori all’urbanistica montino e smontino capannoni abusivi a casa propria (e basterà girovagare su Google Heart e fra le aerofotogrammetrie dell’esercito italiano)
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Conciata così va bene la collina, signori della giunta dell’Anpi? dove gli avvocati sono responsabili della legalità, ma non sanno neppure rispondere ai cittadini (la Marini è una “convitata di pietra”)
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dove i segretari comunali transitano come comete (vedi la Grazia, Razzino di nome e di fatto) e, pur essendo responsabili della disciplina e della corruzione dell’ente, conoscono solo (anche loro) la facoltà molto discrezionata di non rispondere a tono (ci sono le prove)
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dove i funzionari perdono e ritrovano le strade a seconda dei casi e delle persone attuali (il Gelli, il Bai… e ci sono le prove)
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dove i ragionieri e i geometri fanno come vogliono perché gli uffici tecnici offrono sempre la protezione del cieco che non vede nulla (il ragionier Perrozzi, ad esempio, con le vicinali e le piazzuole chiuse su via di Lecceto; i geometri Gori con le loro piscine, anche se sanate, ma inizialmente abusive nel silenzio generale)
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dove la polizia municipale (e parlo di Marco Bai) può permettersi di non multare il suo adorato Okkióne se va in giro e in assembramento senza maschera (e ci sono le prove)
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dove c’è sempre qualcuno da considerare troppo rompipalle per essere ascoltato: e quindi si porta in piazza del Duomo, 3° piano (pur col rischio di fare delle figure…).
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Amici cari, della vostra tessera dell’Anpi, del vostro antifascismo, della vostra democrazia ne abbiamo fin sopra i capelli. Parliamoci fuori da denti: chi volete proteggere? E perché?
E l’ufficio tecnico di Iuri Gelli e i vigili di Marco Bai, oltreché aprire un accertamento sulle Piscine di Fiorello Gori e della figlia Irene, lo hanno fatto anche sulla piscina – mi ricordano – di Donello Gori e sui capannoni dell’assessore Simone Niccolai o hanno fatto, ancora una volta, finta di non vedere?
«S’ha a durà dell’altro?», disse Batman.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.it]
SIAMO SICURI CHE A QUARRATA
LE OPPOSIZIONI FUNZIONINO?
FACCIAMO PARLARE LE CARTE
( NON DI BURRACO, PERÒ. . . )
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