Tavole, tavolini, tavolate, tavolette e cristalli da non attaccarci caccole. Dalla Lega/Bega di Pistoia, alle liste leghiste e comuniste, alle mosse per ritornare in sella con il Pd. È un mondo asfittico come chi respira a fatica. Vi conosco bene, mascherine!
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SON GIÀ IN CORSA I CONCORRENTI
MA QUALCUN SI SPACCA I DENTI. . .
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È ARRIVATO il momento della “sagagnata di maroni” con un bel pastone, uno strumento sicuramente morto, oggi, ma molto in voga per chi, come me, scriveva dall’età della pietra, quando i giornali si facevano a tonnellate di piombo, rotative, inchiostri e sudiciume di tipografia, il puzzo più bello del mondo.
Il pastone farà incazzare più di uno, ma è necessario a passare al coletto diversi fronti della vita socio-politica pistoiese. Cominciamo con un aneddoto significativo che non c’entra per nulla.
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Una mia allieva eccellente, ma notoriamente rompipalle e intrattenibile, invitata, una volta, a compare un pregiato tavolino da salotto con piano in cristallo come andava una volta, rispose, a chi gli proponeva l’affare: «Mi spiace tanto, guarda, ma non posso acquistarlo. Perché, siccome ho il vizio di scaccolarmi e di appiccicarle sotto il piano dei mobili, se mi viene di attaccarle sotto il cristallo, si vedono troppo e non è un granché bello… Non sta bene».
L’aneddoto è pura verità, anche se sembra una barzelletta: me lo racconta ancora, la mia allieva, se viene a trovarmi agli arresti domiciliari. E allora andiamo avanti a titoli di film invitando chi non ha denti a non insistere a mangiare pansécco, che fa male alle gengìe. Agli sdentati gli ci vuole solo il pane in cassetta del Mulino Bianco – e inzuppato bene nel latte.
Orizzonti di gloria. La Lega/Bega pistoiese, dopo aver defenestrato il Gori sostituendolo con Marciandré Mazzeo (tentativi di accordi prima con il Vespignani e poi con i renziani di Prato) ha iniziato le epurazioni.
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Non era diacciato il cadavere che già è stato deciso di rimuovere l’eretico scomunicato dalle commissioni in cui era: una è sùbito andata al Mazzeo (che andrebbe d’accordo, quanto a gelati, col sindaco di Agliana – anche se il leghista il gelato lo mangiava più volentieri al Bottegone); e la seconda alla Cinzia Cerdini – per la quale, continuano a dirmi, si stanno anche spacchettando le deleghe per l’ottavo assessorato.
Genitore 1 & Genitore 2 (La Pietra/la Pira) sono molto efficienti: arrivano quasi quasi prima di partire, tanto sono veloci nello svolgere le loro funzioni. Il Gori, da parte sua, avrebbe chiesto di essere “parcheggiato” in altre commissioni e aveva fatto anche il numero di quella che si occupa della partecipate.
Ma per carità! Il paradiso chi può toccarlo? Figurarsi se la Pira permetterebbe allo scomunicato di parcheggiare nella commissione da cui dipende la sua nomina personale in Toscana Energia SpA!
Ritorno al passato. I comunisti (o Quel che resta del giorno) si stanno riorganizzando per il recupero del potere nel post-Tomasi. Incontri – si mormora – anche con il Pileggi e l’Iozzelli per trovare gente gradita al Bertinelli, il quale offeso dallo strapotere dei suoi dirigenti che, fuori dei denti, lo avevano messo – si vèntila – in un angolo, fino a fargli perdere le elezioni nel confronto con il Tomasi, per evitare che Samuele (pericolo frane) metta in piè una lista civica altamente disturbante e tossica come i titoli tossici delle banche della Boschi, sembra lo vogliano lusingare a dovere. Suderà Walter Tripi che ha studiato un po’ di latino con me? Io credo di sì. Almeno un po’.
Schindler’s List. Le liste civiche, di cui sopra, stanno piantando radici dovunque. E attecchiranno. Il Pasquetti, eretico s-Lega-to, la farà a Pistoia coi dissidenti di Genitori 1 & 2. Il Bolognini, l’uomo più odiato di Casale perché mise il Mochi in ginocchio, costringendolo, per defenestrarlo, a far venire funzionari di partito sin da Altopascio e dal paese di Pinocchio, la farà (il lavoro va avanti e per niente male) a Serravalle.
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Raccoglierà la crema dei dissidenti-scontenti-malpancisti, previo contratto sottoscritto ufficialmente da un notaio e con penali “salate”: per nulla ’un canta il cieco. A gratis, mi confermano, potranno entrare non i “responsabili alla camaleConte”, ma solo i più seri e affidabili: insomma non quelli che di partiti ne hanno ripassati quanti neri americani si ripassarono le prostitute di Napoli ai tempi dell’avanzata degli alleati.
Tra i seri e benaccetti, pare ci sia anche l’Elena Bardelli, che in questi giorni è stata vista a scaffeare con l’Ermanno delle mine vaganti e dei muri sporgenti sui marciapiedi di via Valli.
Il Bologna non vuole dire più di tanto e, anche se il Giornale di Pistoia insiste per intervistarlo a tutti i costi, si tiene alla larga, risponde quasi nulla al telefono e fa il misterioso. Ma si sa: la politica è strana e sempre un po’ puttana.
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Agli ordini del Führer si è invece posto Renzo Mochi, padre putativo dell’Eugenio Patrizio Mungai.
In questo caso il Führer è il Pd. E sta cercando di fare la corte, a quanto pare, a Raffaele Landi, che di recente s’è lamentato del sudiciume lasciato dalla giunta di destra a Masotti.
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A tal proposito è significativo vedere cosa scrive il gattone per “ripristinare” un’amicizia un po’ incrinata dalla scelta del Landi di candidarsi con Piero Lunardi, a un tratto lasciato a mezza via. Come a mezza strada lo ha lasciato anche la Romani, a cui evidentemente piace la pizza.
Mi chiedo solo una cosa: delle due anime del Pd (Casale-Masotti) quale vincerà? Quella del geometra che spara esposti in procura contro il cambio di destinazione d’uso di certi pezzettotti di terreno, o Le Mokó che scrive in italiano come i Somali quando furono costretti a imparar la nostra lingua per colpa di quel Duce che è tuttora cittadino onorario di Serravalle?
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Guardate bene quante “caccole” ortografiche ci sono nelle quattro righe del Mochi. Sarà il caso di voler votare un sindaco così che, ad aprile, inoltre, vedrà di nuovo all’asta il suo gioiello di Arci? Fossi in lui piglierei tutte le caccole ortografiche e le attaccherei una volta per tutte dietro la porta dell’officina di via Gora e Barba[bie]tole. Si vedrebbero meno, credo.
Quel treno per Yuma. Resta aperta – e chissà per quanto – tutta la discussione crollosì-crollonò della galleria 2 del Serravalle.
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Chissà come andrà a finire e se nel 2050 i treni potranno finalmente passare, perché, alla velocità di 15 centimetri di avanzamento al giorno, quegli affari a due gambe, e spesso senza cervello, detti uomini scenderanno su Marte prima del completamento del raddoppio-ferrovia sotto il popò delle torri di Castruccio.
La passione di Cristo. Chiudo, giustamente, col film di Mel Gibson e con le famose parole pronunciate da Cristo all’ora nona, le tre del pomeriggio, prima di spirare sulla croce: Eli Eli lama sabactàni? Signore, Signore… Perché mi hai abbandonato?
Chi ha orecchie per intendere, intenda: gli altri in roulotte. Time out, gente!
A domani per «Il Resto del Carlino di Casale»
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.it]
C’arrivate a kkapì che cuesta è sàtira pekkì s’aatìra troppo – o no?