
PISTOIA. Dopo i tanti incontri con le associazioni di artigiani e commercianti della provincia di Pistoia avuti durante questa campagna elettorale rimango annoiato e incredulo del livello quasi ridicolo delle richieste delle associazioni stesse.
Combattono per far cambiare un senso unico, per dieci minuti in più di sosta gratuita davanti ai loro negozi, per far stampare le mappe turistiche e altro di questo genere, ma si dimenticano totalmente di legalità e progettualità.
Alcuni addirittura si dividono in tifosi di Conad vs. Esselunga, senza capire che in entrambi i casi i prodotti proposti dalla gdo sono da produzione intensiva e scarsamente qualitativa e che con l’apertura di nuovi supermercati i loro negozi chiuderanno.
La proposta del M5S in questi incontri non è nemmeno stata ascoltata con attenzione; è troppo avanti, come spesso succede. Per pigrizia ci si concentra sul quotidiano e quando tra due anni si capirà cosa si doveva fare sarà troppo tardi. Mi permetto di riassumere qui i nostri suggerimenti, finora poco ascoltati.
Cosa fare? Prima di tutto riavviare relazioni civiche non manipolate dalla politica. È il momento per gli imprenditori onesti e per un nuovo management pubblico di “prendersi la responsabilità”, senza attendere che lo faccia qualcun altro.
Il rilancio dell’occupazione in Valdinievole come sulla montagna e a Pistoia non potrà avvenire con interventi né “dall’alto” né “a pioggia”: se gli artigiani e i commercianti non sviluppano essi stessi progetti per il loro interesse nessuno, dall’esterno, lo farà.
La buona notizia è che siamo nel cuore della Toscana e riprendendo coscienza della nostra posizione e delle nostre capacità possiamo e dobbiamo puntare sulle produzioni locali: artigianato e agricoltura di qualità, servizi di eccellenza per il turismo, cultura. Seduti a un tavolo delle idee con amministratori diversi da quelli che abbiamo conosciuto fino ad oggi (rarissime le eccezioni) si può iniziare a definire e realizzare progetti di qualità.
I comuni devono trasformare parte della spesa corrente in spesa produttiva per reperire nuove risorse senza aumentare le tasse; e identificare spazi di proprietà comunale da dedicare alla creazione di “incubatori di idee” favorendo la collaborazione e lo sviluppo iniziale (coworking).
Da qui la creazione di reti d’impresa e distretti comprensoriali, principalmente a dimensione di economia locale. Cultura, agricoltura, artigianato, turismo sono i quattro pilastri da ricostruire per sorreggere e rilanciare l’economia.
Attenzione particolare deve essere finalmente prestata al “social business” (impresa sociale): imprese compatibili con i principi della cosiddetta “decrescita felice” o “economia della felicità”, con forti legami al territorio.
Per il turismo: trasporti ecosostenibili, eventi culturali ed enogastronomici, escursioni paesaggistiche, punti informativi, applicazioni web. Tali “prodotti turistici” saranno concertati dalla progettazione, allo sviluppo, alla valorizzazione; e saranno promossi anche con strumenti di marketing telematico.
Va stimolata la formazione di un “Distretto agricolo comprensoriale” per valorizzare le eccellenze agricole. Di tutto ciò in provincia non vi è quasi traccia; perché? Evidentemente si favoriscono grandi gruppi commerciali, che poi spesso finanziano i partiti.
Impulso al sistema creditizio; concertazione di iniziative con gli istituti di credito e con le associazioni datoriali presenti sul territorio disposti ad investire sui progetti appoggiati dal Comune. Anche qui, attenzione alle relazioni tra fondazioni bancarie e partiti politici.
Ci sono figure poi professionali “in via di estinzione” che, in quanto tali, devono essere “protette” attivando tutte le azioni possibili per tutelarle nonché pubblicizzarne l’ esistenza sul territorio.
Il Comune si deve porre come interlocutore attivo e proporre un registro che sia la “mappa” delle realtà artigiane esistenti impegnandosi a divulgare la loro qualità con strumenti cartacei ed informatici, come siti web, social network ed eventi periodici e favorendo l’apprendistato.
Va immediatamente realizzato un mercato cittadino in sede fissa, coperto, per incentivare l’acquisto di prodotti del territorio favorendo lo sviluppo di aziende ed artigiani locali e l’interazione diretta tra produttore e consumatore, evitando costi di intermediazione e conservazione ed abbattendo drasticamente trasporti ed imballaggi.
Finché le battaglie dei commercianti e degli artigiani saranno ridotte a far cambiare un senso unico, chiedo venia ad artigiani e commercianti, ma il M5S avrà “altro da fare” che scendere in piazza per questo. Vi attendiamo per iniziare a parlare di progettualità.
Il senso unico da cambiare è la nostra mentalità e il M5S è già avanti, per chi vuole seguirlo.
Sergio Barni
One thought on “I PROGETTI DI BARNI (M5S) PER ARTIGIANI E COMMERCIANTI”
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